Lo
Statuto dei Lavoratori (Legge N. 300 del 20 Maggio 1970) fa riferimento alla Legge 604/66 in materia di licenziamenti per regolare i vari casi.
Quando un lavoratore viene licenziato, qualsiasi sia la causa,
ha diritto che gli venga versato il TFR, cioè il
Trattamento di Fine Rapporto chiamato anche
buona uscita, o
liquidazione.
Che cos'è il TFR
Il Trattamento di Fine Rapporto è una
somma accantonata dal datore di lavoro, durante tutto il rapporto lavorativo, per il dipendente. A fine del rapporto lavorativo, anche in caso di licenziamento,
questa somma deve essere data al lavoratore.
Purtroppo non sempre i titolari vogliono pagare la buona uscita, segno
che, per un motivo e per un altro, non hanno accantonato questa cifra,
causando problemi all'ex dipendente in quanto si lede un suo diritto.
Per i dipendenti del settore pubblico, è possibile che l'attesa
necessaria a ricevere la prima rata della buona uscita, possa arrivare
anche a 27 mesi. Nel caso del settore privato è quasi contestuale, con
un attesa di poco più di un mese, solitamente, in base al CCNL
(Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) di appartenenza.
Alcuni contratti lo pagano con la prima busta paga, dopo la fine del
rapporto lavorativo, alcuni altri dopo 30 giorni e altri dopo 45 giorni.
Notiamo quindi che le attese sono contenute in tempi brevi che si
risolvono in un mese, un mese e mezzo circa.
È importante capire queste tempistiche, cioè sapere entro quanto la buona uscita deve essere versata, perchè
il Codice Civile, in qualunque caso,
prevede che venga pagata alla cessazione del rapporto lavorativo e che, in caso di ritardo,
si ha diritto agli interessi mensili sulle somme non pagate.
Si perde il diritto alle somme che spettano, nel caso si lascino passare
cinque anni da quando si termina il rapporto di lavoro. Il TFR infatti
si prescrive entro cinque anni.
Cosa occorre fare
Per poter far valere i propri diritti, e poter farsi versare la buona uscita spettante, occorre
rivolgersi a uno specialista del diritto sul lavoro:
un giuslavorista. Un professionista quindi, con esperienza in questo
campo specifico (diritto del lavoro), che possa seguire passo dopo passo
il dipendente (o ex dipendente) che debba intraprendere un'azione
legale per farsi dare quello che gli spetta.
Il primo passo che il giuslavorista compirà, è di redigere una
lettera di messa in mora
che verrà spedita al datore moroso, mediante raccomandata con ricevuta
di ritorno o usando una pec. In questa lettera il dipendente chiede
espressamente il pagamento del dovuto entro una specifica data, pena il
rivolgersi per vie legali e rivalersi sulle spese sostenute, comprensivo
d'interessi.
Dopo questo tempo il datore di lavoro non paga? Allora si passa per
vie legali per ottenere un titolo esecutivo, per esempio un decreto ingiuntivo verso il datore di lavoro che non adempie al pagamento della buona uscita.
Il decreto impone questo pagamento entro 40 giorni dalla sua comunicazione.
A questo punto, se il datore continua a fare orecchie da mercante, al dipendente non resta altro che procedere o al
pignoramento per l'azienda; oppure alla sua
dichiarazione di fallimento.
Se nonostante tutto ciò, non si è in grado di ricevere quello che spetta
(mancanza di fondi) non ci si deve preoccupare. In questo caso, il
giuslavorista, si rivolgerà all'INPS.
L'INPS può pagare il TFR (la buona uscita)
avvalendosi del Fondo di Garanzia, in base a specifici requisiti:
- Cessazione del rapporto di lavoro;
- Verifica dello stato d’insolvenza con apertura della procedura
concorsuale di fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta
amministrativa o di amministrazione straordinaria;
- Verifica dell’esistenza del credito a titolo di Tfr e/o delle ultime tre mensilità.
A chi rivolgersi
Se ti trovi nella Capitale Italiana o nella sua provincia, per essere
certi di ottenere la migliore assistenza, occorre rivolgersi a un
avvocato del diritto del lavoro a Roma.
Tale figura dovrà possedere una grande esperienza in questa branca
legislativa. Deve inoltre tenersi continuamente aggiornato (le leggi del
mondo del lavoro evolvono) e seguire ogni causa con il massimo
dell'impegno e della dedizione.
Senza indugi ci si può rivolgere a
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difesa dei diritti dei lavoratori, facendone la propria
specializzazione.
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assistito lavoratori di grandi realtà industriali italiane e dei
maggiori enti pubblici, con successo in varie contestazioni: dal diritto
del lavoro, alla previdenza sociale, diritto di famiglia e risarcimento
dei danni.